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26/12/2016 | 17:39

Sono passati esattamente due anni da quando un violento incendio causÚ il naufragio del traghetto Norman Atlantic. In quell'inferno di fuoco, morirono undici persone. Altre 18 risultano ancora disperse.


Il Traghetto Norman Atlantic attraccato a Brindisi (Foto Ansa)


Dalla Puglia. L’ultimo viaggio della Norman Atlantic, con il suo carico di misteri,  si è concluso nella notte tra il 27 e il 28 dicembre 2014, quando sul traghetto battente bandiera italiana, partito dal porto di Igoumenitsa e diretto ad Ancona, divampò un violento incendio che causò la morte di 11 persone. Altre 18, che non ha restituito né il mare, né il cuore del relitto, risultano ancora oggi disperse, non sono state mai ritrovate.
 
Quando alle prime luci del mattino la notizia ha iniziato ad occupare le prime pagine dei giornali, per molti è stato naturale pensare al disastro del Moby Prince, la nave passeggeri che urtò contro la prua della petroliera Agip Abruzzo, al largo di Livorno. Quella notte del 10 aprile del 1991 morirono tra le fiamme 140 persone, la maggior parte ritrovate nel punto più affollato, il salone Deluxe.  Solo uno, il mozzo Alessio Bertand, riuscì a salvarsi. Una strage, una delle più grandi tragedie che finì, a distanza di più di vent’anni, per essere archiviata come l’ennesimo, amaro, mistero italiano senza colpevoli. E che dire della Heleanna, una petroliera “vestita” da traghetto, completamente devastata dal fuoco divampato per una fuga di gas dai locali della cucina mentre navigava con a bordo 1174 persone, ben oltre la capacità massima consentita di 620, sulla stessa rotta Norman Atlantic? Il bilancio di quel naufragio fu di 25 morti, 16 dispersi e 271 feriti alcuni in modo grave. 
  
Le operazioni di salvataggio, rese ancor più difficili dalle cattive condizioni metereologiche, durarono per ore fino a quando tutti i passeggeri  e i membri dell’equipaggio  in balia di quell’imbarcazione diventata un vero e proprio inferno di fuoco sono stati messi in salvo. L’ultimo ad abbandonare la nave è stato il comandante Argilio Giacomazzi, elogiato come un eroe. Ringraziato dopo il pessimo esempio dato da Francesco Schettino che fu tra i primi a saltare su una scialuppa di salvataggio quando la Concordia stava per affondare dopo un inchino finito in tragedia a largo dell’isola del Giglio.
  
Sono passati due anni, ma il timore che quel relitto - ormeggiato da febbraio 2015 dinanzi al terminal crociere del porto di Bari - nasconda, al suo interno, dei terribili segreti è ancora forte.  Ad oggi non si sa neppure dove ha avuto origine il rogo. Escluso, infatti, che sia partito dalla stiva, nei ponti 1 e 2 dove le vetture praticamente intatte hanno permesso di escludere quella che sembrava l’ipotesi più accreditata, resta l’interrogativo su cosa abbia provocato l’incendio, dove sia scoppiato e cosa non abbia funzionato.




Autore: A cura della Redazione

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